Oggi le autovetture orientali extra europee rappresentano circa il 30% del mercato, con tre principali ripartizioni:
- Auto giapponesi, con circa il 12% di quota
- Auto coreane, con circa il 6% di quota
- Auto cinesi, con circa il 12% di quota
Una fetta importante delle immatricolazioni italiane quindi, con percentuali in crescita soprattutto per i marchi cinesi che si stanno affacciando prepotentemente sul nostro mercato grazie a due principali leve, il rapporto prezzo dotazioni competitivo e l’alleanza con la rete di concessionari esistenti che permette di farli conoscere e distribuire sull’ultimo miglio.
Filosofie progettuali e strategie diverse però contraddistinguono le vetture dell’oriente; se possiamo notare una certa affinità tra Giappone e Corea, diversa è la situazione della Cina, che si rivolge al mercato con metodi suoi propri.
In questo articolo proveremo a comparare due crossover di segmento C di tendenza nel nostro Paese, una di brand nipponico, l’altra cinese. Parliamo di Toyota C-HR e Omoda 5, modelli che si sono fatti apprezzare dal pubblico italiano, il primo per il suo design dirompente abbinato alla tecnologia ibrida, il secondo per lo spazio a bordo e le linee dinamiche e sportiveggianti, unite ad un prezzo di listino molto allettante.
Toyota C-HR viene presentato nel 2016 e subito convince per la sua doppia anima, una piattaforma consolidata e tecnologicamente robusta, e il suo mood anticonformista da coupe, con tetto spiovente e maniglie posteriori nascoste. Il propulsore full hybrid della Corolla viene costantemente affinato, fino ad arrivare alla seconda generazione di C-HR, datata 2023, che vede affiancare anche la soluzione plug-in hybrid. C-HR si caratterizza per solidità costruttiva, comfort della posizione di guida, attenzione per la sicurezza con tutta il pacchetto adas di serie su tutti gli allestimenti. Migliorata con la seconda generazione, nota dolente rimane l’abitabilità nei sedili posteriori, soprattutto per la presenza di finestrini piccoli.
Omoda 5 invece arriva in Italia per nel 2023 come apripista del marchio appartenente al Gruppo Chery; introdotta inizialmente solo a benzina, si fa notare per la livrea bicolore, i gruppi ottici taglienti, gli interni in misto pelle e due maxi schermi sul cruscotto. Nonostante le dimensioni generose, che si avvicinano ai 4,5 metri, e ai ricchi contenuti di serie, Omoda 5 viene offerta con un prezzo di partenza al di sotto dei 30.000 euro, fattore che la rende appetibile ad un mercato più ampio, mentre il top di gamma a poca distanza offre di serie anche telecamera a 360°, tetto apribile, portellone elettrico e sedili riscaldati e ventilati.
Se la differenza di prezzo è marcata tra i due modelli, quest’ultima si assottiglia quando si prendono in considerazione i canoni di noleggio, dove Toyota non si distanzia moltissimo complice la migliore tenuta del valore nel tempo, dovuta alla comprovata affidabilità. Se entrambe presentano una batteria compresa tra 1 e 2 kWh che permette di muoversi in elettrico alle basse andature, Omoda dichiara una potenza combinata maggiore (circa 224 CV), mentre Toyota ha mantenuto una sola soluzione con 140 CV, spostando sul plug-in la versione più performante. Quest’ultima costituisce la soluzione migliore per coloro che hanno la possibilità di ricaricare la vettura e che beneficiano dell’uso in elettrico per oltre 50 km.
In un contesto automobilistico così complesso e articolato, C-HR e Omoda 5 rappresentano una risposta autentica ed efficiente per la mobilità del presente, conservando un proprio DNA, ed orientandosi ad un pubblico ampio che ricerca modernità, piacere di guida ed immagine, senza tralasciare l’economicità di gestione.
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